Stefano Minutella nasce nel 1994 a Petralia Sottana e proprio in quei territori, nelle Alte Madonie, cresce e si forma. Dopo aver concluso gli studi classici nel 2014, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Palermo dove consegue il diploma di I e II livello in Grafica d’Arte, approfondendo gli studi sulle tecniche sperimentali. Nel 2020 si trasferisce a Firenze per seguire i corsi di calcografia presso la “Fondazione il Bisonte” e partecipa a diverse mostre sul territorio nazionale. L’anno successivo, a Ravenna, vince il primo premio al ‘‘Premio di Incisione Ilaria Ciardi 2021’’ e nel 2022 entra a far parte della “Associazione Nazionale Incisori Contemporanei”. Nell’ottobre 2023 porta avanti una collaborazione con l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma in un progetto di restauro, conservazione e valorizzazione dei rami antichi presenti nella prestigiosa Calcoteca. Nel 2025 è nuovamente ospite alla Fondazione il Bisonte per una Residenza d’Artista. Attualmente è impegnato nel progetto di Dottorato di Ricerca presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo e prosegue attivamente la propria ricerca artistica nel suo studio.
Il lavoro è fortemente stimolato dai luoghi della montagna, si muove tra spazi familiari e misteriosi, accoglienti e oscuri. Un’impressione che si fa racconto, un racconto per immagini, fatto di segni impressi sul metallo. Una montagna, potenza generatrice nel suo inarrestabile divenire, emerge come un’icona di grandezza e solennità.
Memorie familiari di una Sicilia antica, una campagna rurale, intrisa di gesti lenti, ancora dedita al pascolo e all’agricoltura. Dalla vetta più selvaggia al colle coltivato, le attività agricole e l’allevamento del bestiame segnano il territorio, marcando il tessuto geologico con mulattiere e trazzere, antichi bevai e vecchi casolari spesso abbandonati. Quando i rettilinei lasciano spazio ai tornanti si delinea l’economia dei nostri vecchi, una continua transumanza dal centro abitato al marcato, dalla mannara al focolare. Tra i sentieri delle Alte Madonie nascono questi lavori, lunghe passeggiate a cavallo alla ricerca di un ritorno alle origini e ai luoghi che un tempo hanno contraddistinto la quotidianità dei nostri nonni. Con l’avvento della modernità scendemmo al piano, spopolando i monti e dimenticandone le storie. Un’indagine fotografica che si muove proprio intorno questi luoghi, oramai parte di un passato forse troppo lontano.
Un tracciato psicologico e spirituale che si trasforma in un segno inciso profondo.

